venerdì 7 febbraio 2014

Didattica: lo sviluppo della memoria







La Memoria e l’Ippocampo



L'ippocampo  è l'area del cervello dove informazioni  temporanee diventano permanenti, grazie alla dopamina. Con l'età, però, ne produciamo sempre meno, e sono guai. Ma è allo studio una pillola che potrebbe fermare per sempre il tempo. Parola di Eric R. Kandel. Fuggito   dalla   natia   Vienna   ai   tempi   del   nazismo,   si rifugiò  negli  Stati  Uniti  dove,  dopo  essersi  laureato  in storia   ad   Harvard,   si    è   dedicato   allo   studio   della psicanalisi. Ma la disciplina non lo convinceva, per la difficoltà di misurarne  in modo  scientifico  gli effetti.Così  ha  cominciato  a  studiare  i  processi dell'apprendimento e della memoria dal basso, ossia partendo   dalla   biologia   dei  singoli   neuroni   di ...   una lumaca   marina:   l'Aplysia,   che   con   i   suoi   ventimila neuroni  (contro  i  circa  cento  miliardi  dell'uomo)  si  è rivelato  il soggetto  di studio  ideale.












E   proprio   le   scoperte   sui   meccanismi   molecolari   e genetici  dei  ricordi  a lungo  termine  gli  hanno  assicurato il Nobel  per la medicina  nel  2000.
Kandel ricostruisce la sua vita e i successi    scientifici,    in    modo avvincente e divulgativo, nel saggio biografico   “Alla   ricerca   della memoria” Secondo il Professor Kandel, un'impressione    che     dura     pochi  millisecondi   può  trasformarsi  in  un  ricordo  che  dura  per  tutta  la  vita attraverso  questi  processi:«Innanzitutto l'impressione diventa un ricordo a breve termine, ossia un rafforzamento  delle  sinapsi,  senza  coinvolgere  i  nuclei   dei   neuroni.  Le sinapsi   sono  investite   da  impulsi   di  serotonina   che  segnalano   quanto  sia importante  lo stimolo  visivo,  uditivo  o tattile  ricevuto.  Un  solo  impulso  rinforza  la sinapsi,  più impulsi (rafforzamenti visivi, tattili e uditivi) segnalano  al  neurone  che  l'informazione  è  da  ricordare  a  lungo  e quindi  il  nucleo  del neurone comanda lo sviluppo di una sinapsi del tutto nuova (e ora lo stimolo è un ricordo permanente)».












Dalla    memoria    temporanea   alla memoria   permanente   avviene   dunque una  vera   modifica  anatomica  del cervello ...
E  questo  vale  sia  per  la  memoria esplicita (fatti, cose, persone) che per la memoria implicita (quella delle azioni automatiche, come  scrivere).
Se ci si ricorderà, ad esempio, di una conversazione pure frivola fatta in un momento  qualsiasi  della  giornata  è perché, nel  frattempo, il  nostro  cervello non sarà più lo stesso di  oggi: tra certe cellule neurali ci saranno più sinapsi, e alcune  cellule  neurali  "parleranno"  con altre con cui non erano  connesse  prima. Quindi  stiamo  attenti  a quando  parliamo con  le  persone:  possono  mutarci  il cervello! Gli effetti  dell'apprendimento vanno  quindi  a "trasformare" il nostro  cervello,  proprio  nell'area dov'è  collocato  l'ippocampo.
«L'ippocampo è un organo  cruciale  per la fissazione  della  memoria  e contiene  anche  una  vera e  propria  mappa  spaziale  di  ciò  che  abbiamo  intorno.  Uno  studio  di  Eleanor  Maguire  dello University  College  di Londra  ha riscontrato  che  nei  tassisti  londinesi  l'ippocampo  si ristruttura e  aumenta  notevolmente  di  dimensione  man  mano  che  memorizzano  le  zone  e  strade  del labirinto  urbano».














Come  facilitare  la memorizzazione.
«Se   un'informazione   viene   acquisita   con   più   modalità (quindi  non solo testo,  ma anche  video  o audio)  è probabile che ci    rimanga    più    impressa    e    quindi    possa    essere ricordata   più   a   lungo.   Ma   se   ci   pensa   è   qualcosa   che facciamo   già  da  secoli:   quando   studiamo,   se  leggiamo   a voce   alta  il  testo  che  abbiamo   davanti,   lo  acquisiamo   in due  modalità  diverse:  visiva  e  uditiva.  E  lo  ricorderemo meglio». Se altre buone pratiche come prendere appunti, usare colori, disegnare, evidenziate mentre si legge o si studia, si acquisisce quasi il 50% in più di memoria!
Ma non per sempre: solo il 40% degli over 70 ha la stessa memoria  dei 35enni.
Gli altri subiscono un declino che, per la metà di loro, non influisce sulle altre funzioni  cognitive, ma per l'altra metà conduce  all'Alzheimer.













Come  ha  scritto  Kandel:«La   smemoratezza  senile  consiste nel  non  riuscire a  trasferire i  ricordi  dalla  memoria temporanea a   quella   permanente.   Il   problema   risiede proprio nell'ippocampo, che, invecchiando, perde progressivamente    le    sinapsi    che    rilasciano     dopamina, essenziale  per  aumentare  la  concentrazione  di  una  molecola,  l'Amp  ciclico,  che  rafforza le sinapsi  sia della memoria  a breve  termine  che di quella  a lungo  termine.
I farmaci  del futuro  dovranno  curare  l'ippocampo. Riguardo  all'Alzheimer sappiamo  invece  che il   peptide   tossico   beta-amiloide   è   l'elemento   chiave   della   malattia   e   di   certe   forme   di demenza  e  stiamo  cercando  modi  per 
prevenirne   la  formazione   (per  ora  si  è  riusciti  solo  nei topi)  o  per  spezzarlo  e  neutralizzarlo  più  rapidamente,  anche  facendo  uso  di  anticorpi.  Entro due  o tre  anni  potremo avere  risultati sorprendenti e  sono convinto che  in cinque-dieci anni riusciremo  a curare  l'Alzheimer».














La PKA ed i suoi...  processi
I  farmaci   per  la  memoria   agiranno   così «per  formare  un ricordo  a breve  termine è  sufficiente  un  rinforzamento  delle sinapsi   già   esistenti,   ma   per  
trasferire un    ricordo    nella    memoria    a    lungo termine, oltre al buon funzionamento dell'ippocampo,  i  neuroni  debbono produrre sinapsi nuove. Un enzima chiamato Pka (Proteina chinasi A) attiva una proteina, la CREB1, che a sua volta attiva geni che producono proteine necessarie  alla  costruzione  di  nuove sinapsi.
Quindi  un  farmaco  che  somministri l'enzima  Pka  può  favorire  la  formazione di memorie  a lungo  termine.
Nei  moscerini  della  frutta  funziona:  la sfida  è  ottenere  gli  stessi  risultati sull'uomo.













Poi ci sono sostanze molto promettenti come  gli  inibitori  della fosfatasi, che  nei topi  contrastano  bene  la  perdita  di memoria  legata  all'invecchiamento».
Gli studi  sulla  memoria  di Kandel  si prestano  alla cura di altre malattie...
«Si   è   scoperto   che   quando   un   topolino   ascolta   un   segnale   sonoro   associato   -   tramite condizionamento  -  a  un  ricordo  positivo,  nell'area  cerebrale  del  giro  dentato  si  producono nuove  cellule  che  hanno  l'effetto  di  lenire  l'ansia,  e  nell'amigdala  si  innalza  il  livello  di dopamina   e  di  neuropeptidi.  Un  farmaco  che  riproduca   queste  stesse  reazioni  chimiche   può combattere  ansia  e depressione».







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