giovedì 15 maggio 2014

Musicoterapia, fondamenti neurologici e didattici (1 parte)






La World Federation of Music Therapy ha dato nel 1996 la seguente definizione: “La musicoterapia è l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive”.










Il concetto di musicoterapia come disciplina scientifica si sviluppa solo all'inizio del secolo XVIII: il primo trattato di musicoterapia risale alla prima metà del Settecento a cura di un medico musicista londinese, Richard Brockiesby. I primi esperimenti di musicoterapia in Italia furono attuati nel Morotrofio di Aversa a partire dal 1843 da parte di Biagio Gioacchino Miraglia.
Se relativamente alla professione lo Stato Italiano non si è ancora espresso, qualche cosa si muove invece dal punto di vista della formazione.










Con il Decreto Ministeriale 8 ottobre 2008 n.629 è stata autorizzata l'attivazione di un corso accademico sperimentale di primo livello presso il Conservatorio di Pescara e successivamente,
con il Decreto Ministeriale 23 novembre 2005 prot. n. 484/2005 il MIUR ha dato il via libera per la sperimentazione di un Diploma di specializzazione in “Musicoterapia” presso due Conservatori: il Conservatorio di Verona ed il Conservatorio dell'Aquila.










Con D.M. 3 nov 2011 n. 164 è stato autorizzato il "Biennio sperimentale di specializzazionene in Musicoterapia" (Laurea Magistrale) presso il Conservatorio di Musica "Girolamo Frescobaldi" a Ferrara. Lo studio ed il tirocinio al Biennio sono svolti con particolare riferimento alla Musicoterapia applicata alla Neuroriabilitazione. Le lezioni si svolgono presso il Dipartimento di Neuroscienze/Riabilitazione - Settore Medicina Riabilitativa “San Giorgio” di Ferrara.










Nella lingua italiana si è cercato più volte di dare valenze diverse ai termini musicoterapeuta e musicoterapista, differenza che in altre lingue non esiste. Secondo la tesi più accreditata, è "terapeuta" chi ha già una laurea (psicologia, medicina, conservatorio, scienze della formazione), mentre è detto "terapista" chi accede alla formazione musicoterapica senza precedenti professionalizzazioni.










Chiediamo, ora a livello informativo, a Fulvio Muzio, medico e musicista, da quando si utilizza la musicoterapia: 
“La nascita della Musicoterapia, come oggi la conosciamo, è fatta risalire al termine della prima guerra mondiale quando dei musicisti iniziarono a visitare i “Veteran Hospitals” della nazione americana suonando per i reduci che soffrivano di forme sia fisiche che psichiche di trauma post-bellico. Dato che fu subito evidente una risposta positiva di questi pazienti alla musica, i medici e gli infermieri iniziarono a richiedere alle amministrazioni degli ospedali di formalizzare questi interventi e assoldare dei musicisti per fornire questo servizio in modo continuativo. Successivamente gli ospedali stabilirono l’obbligo di un training formale nell’utilizzo della musica a scopo terapeutico, concetto che si è evoluto in veri e propri diplomi di studio”.










In quali casi secondo lei la musicoterapia ottiene i maggiori risultati? 
“La maggior parte degli studi effettuati attesta l’efficacia di questa metodica su svariati disturbi: stress, disturbi cognitivi, ansia, depressione, dolore, cefalea, ecc.  Inoltre è stato messo in luce l’effetto positivo di stimolo su stati mentali come l’attenzione, la concentrazione, la meditazione, la creatività”.










Mi spiega i suoi risultati testati? 
“I risultati hanno evidenziato come vi siano due gruppi di soggetti che hanno una diversa risposta agli stimoli psicoacustici. Mentre un gruppo di volontari è sensibile a questi stimoli e la loro mente viene progressivamente trascinata verso stati di rilassamento sempre più profondi, l’altro gruppo non ha una risposta di uguale efficacia: sebbene l’holter metabolico ha rilevato, in questi ultimi, proprio l’incapacità di riuscire a rilassarsi, di abbandonarsi ai suoni conservando invece fin dall’inizio una tensione muscolare superiore al gruppo dei responders. 









Nella realizzazione del progetto “Psychoacoustic Brain Power“ si è quindi fatto tesoro di questa esperienza associando le componenti psicoacustiche a composizioni musicali di genere “ambient” appositamente studiate per favorire il progressivo rilassamento psicofisico”.
 Chiediamo, invece, a Silvio Capeccia, compositore di ambient music e autore degli otto brani che costituiscono il materiale sonoro di “Psychoacoustic brain power”, quale tipo di musica è indicato nella musicoterapia: 










“L’obiettivo dichiarato del lavoro era di portare progressivamente l’ascoltatore da uno stato mentale vigile al rilassamento profondo, mediante l’abbinamento della musica con onde a bassa frequenza utilizzate secondo una tecnica specifica dal musicoterapista Fulvio Muzio. Si è trattato quindi di scegliere, tra i brani che abitualmente realizzo, quelli che maggiormente creano atmosfere soft e meditative. 










In tale ottica, la musica ambient è certamente la più indicata, grazie a certe sue caratteristiche quali l’assenza di ritmica ossessiva, la presenza di sonorità eteree e morbide, la ripetitività delle frasi musicali unita ad una quasi impercettibile mutazione continua”.











Modelli
Poiché sostanzialmente la musicoterapia è una modalità di approccio alla persona, si configureranno ambiti diversi di applicazione della metodica a seconda che l'utente sia singolo o gruppo, paziente o discente. Un'ulteriore moltiplicazione dei modelli musicoterapici si avrà poi in relazione alle finalità che si vogliono perseguire.

Storicamente possiamo distinguere la musicoterapia attiva (suonare) da quella recettiva (ascoltare), ma è una discrezione limitata, poiché lo stesso metodo può cambiare a seconda dell'applicativo.










Si può invece evidenziare una più precisa differenza tra le Scuole in base al core d'intervento che può essere psicoanalitico, psicosomatico, somatico.

Scuole a impianto somatico

In questi casi l'utente è un singolo e si tratta di un paziente.
Il fine è terapeutico.










Scuole d'impianto psicosomatico

L'utenza è costituita da singoli o gruppi. Spesso, ma non solo, bambini, anziani e disabili mentali.
Il fine è sviluppare o mantenere le capacità cognitive, espressive e di apprendimento, orientamento e coordinamento motorio.









Scuole a impronta psicoanalitica

L'utenza è costituita da singoli o gruppi.
Il fine è sviluppare gli aspetti sociali della persona.


Musicoterapia umanistica

Campi di applicazione
La musicoterapia può essere utilizzata a vari livelli, quali l'insegnamento, la riabilitazione o la terapia. Per quanto riguarda la terapia e la riabilitazione, gli ambiti di intervento riguardano preminentemente la neurologia e la psichiatria:

autismo infantile

ritardo mentale

disabilità motorie

morbo di Alzheimer ed altre demenze








psicosi

disturbi dell'umore

disturbi somatoformi (in particolare sindromi da dolore cronico)

disturbi del comportamento alimentare (anoressia nervosa)

morbo di Parkinson


In ogni caso, gli interventi di tipo clinico rimangono di esclusiva competenza degli esercenti le professioni sanitarie. Lezioni illustrate nelle slide riportate, prodotte e inserite nei corsi di (Laurea Magistrale) presso il Conservatorio di Musica "Girolamo Frescobaldi" di Ferrara.


































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